La banalità del marito
Al cospetto di donne ammazzate con alacrità, siamo sempre in attesa speranzosa che dall’ombra del bosco emerga un sadico che per abitudine prima accoltella e poi incide svastiche sul corpo, o che almeno si sia trattato di un tossicodipendente strafatto capace senz’altro di infierire sulla propria vittima con una siringa. Siamo sempre convinti che, come nelle storie di paura che ascoltavamo da bambini, il luogo del crimine sia popolato da mostri muti e antichi.
15 AGO 20

Al cospetto di donne ammazzate con alacrità, siamo sempre in attesa speranzosa che dall’ombra del bosco emerga un sadico che per abitudine prima accoltella e poi incide svastiche sul corpo, o che almeno si sia trattato di un tossicodipendente strafatto capace senz’altro di infierire sulla propria vittima con una siringa. Siamo sempre convinti che, come nelle storie di paura che ascoltavamo da bambini, il luogo del crimine sia popolato da mostri muti e antichi, i Maniaci, insensibili al freddo e incuranti del buio, che magari tengono duro per anni nascosti tra i cespugli per tendere agguati casuali alle prede, colpevoli di passare finalmente nel luogo sbagliato all’ora sbagliata. E invece da sotto gli alberi alla fine spunta quasi sempre lui. In camicia e scarpe sportive. Il marito. Con addosso ancora la giacca a vento comprata assieme al centro commerciale. Tutto banale. Semplice. Piatto. Il maniaco non si è mai sognato per un momento di guatare tra le frasche: si alzava assieme a te, assieme a te spremeva il tubetto del dentifricio, portava la bambina dai nonni materni e poi correva a chattare con l’amante su Facebook – questo sì che potrebbe essere un indizio pesante di mostruosità.
L’arresto di Salvatore Parolisi, accusato ieri di avere assassinato la moglie Melania Rea con l’aggravante della crudeltà, è soltanto un passaggio giudiziario preliminare e non prova naturalmente la sua colpevolezza. Ma già dall’inizio di questi grandi gialli a puntate, quando vediamo gli inviati dei telegiornali spediti dal direttore a frugare tra le foglie secche, quando osserviamo le troupe avanzare nel parco giochi con le telecamere tenute ad altezza ginocchio – è il più basso dei trucchi cinematografici – come a inquadrare i passi di un assassino anonimo, a ogni intervista a familiari di lei che si mordono le labbra – è un bravo ragazzo, per noi è come un figlio, ma vedi mai che fosse tutto vero, ’sto figlio di puttana – ci prende la tristezza soffocante del finale inesorabile. E’ stato il marito, lo zio contadino, l’amico. E’ stata un’altra storia di foia da garage, da caserma, da boschetto, da chat. La svastica? Una messinscena maldestra. La siringa conficcata? Un particolare inverosimile. Mai che arrivi sul serio un mostro a salvarci.
L’arresto di Salvatore Parolisi, accusato ieri di avere assassinato la moglie Melania Rea con l’aggravante della crudeltà, è soltanto un passaggio giudiziario preliminare e non prova naturalmente la sua colpevolezza. Ma già dall’inizio di questi grandi gialli a puntate, quando vediamo gli inviati dei telegiornali spediti dal direttore a frugare tra le foglie secche, quando osserviamo le troupe avanzare nel parco giochi con le telecamere tenute ad altezza ginocchio – è il più basso dei trucchi cinematografici – come a inquadrare i passi di un assassino anonimo, a ogni intervista a familiari di lei che si mordono le labbra – è un bravo ragazzo, per noi è come un figlio, ma vedi mai che fosse tutto vero, ’sto figlio di puttana – ci prende la tristezza soffocante del finale inesorabile. E’ stato il marito, lo zio contadino, l’amico. E’ stata un’altra storia di foia da garage, da caserma, da boschetto, da chat. La svastica? Una messinscena maldestra. La siringa conficcata? Un particolare inverosimile. Mai che arrivi sul serio un mostro a salvarci.